L’importante è crederci

«Noi siamo fatti per grandi cose, l’importante è crederci». Sembra una bella ed efficace esortazione da catechismo per adolescenti, in verità si tratta della chiusa del ciclo di spot “sociali” o “proletari” che, in queste settimane, Amazon manda in onda sulle nostre emittenti. Dopo la grande paura, che peraltro ancora c’è, l’e-commerce più famoso del mondo manifesta la sua responsabilità etica ed offre opportunità di lavoro e di carriera.

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Invalidità, una doverosa puntualizzazione

In riferimento al mio ultimo post, relativo al pseudo incremento delle pensioni d’invalidità, devo puntualizzare alcune cose.

In primo luogo e a scanso di equivoci, per quanto mi riguarda, ogni cittadino invalido, a prescindere dal reddito e dalla percentuale di inabilità, ha il sacrosanto diritto di vedersi incrementare la prestazione. Di per sé, l’ammontare dell’indennità è già un furto.

Non a caso, per sopperire a questo ladrocinio, esiste il Fondo per la non autosufficienza, del quale, peraltro, solo una minima parte va direttamente nelle tasche del disabile, come tutti ben sanno!

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La perversa logica dell’incremento delle pensioni d’invalidità

La Costituzione italiana si apre così: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro».

All’articolo 38 della stessa si legge: «Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L’assistenza privata è libera».

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