Se il vicario di Cristo si fa Cesare

Se il vicario di Cristo si fa Cesare

Forse attribuire il titolo di vicario di Cristo – o solo il titolo di Successore di Pietro – al vegliardo vestito di bianco è oramai da considerarsi blasfemo. In ogni caso, Jorge Mario Bergoglio è ancora, almeno sul piano formale, ovvero per il diritto canonico, alla cattedra di Pietro.

Francamente trovo per nulla sconcertanti le frasi relative alle unioni civili per le coppie omosessuali di questo pittoresco e mondano personaggio: rivelano semplicemente la statura dell’uomo, confermando un “pontificato” interamente orizzontale e per nulla verticale.

Oltretutto occuparsi dei “drammi umani’ di pubblici peccatori da semplice uomo significa offendere una civiltà millenaria qual è quella cristiana.

Sostanzialmente si fa come per la lotta alla droga: si legalizza il veleno. In tal caso con un danno collaterale ben più grave: si tenta di travolgere il diritto naturale.

La lesione più grave al Cristianesimo consiste – lo dico da anarchico cattolico – nel farsi Cesare da parte del Successore di Pietro.

Un papa non può occuparsi del diritto umano, che compete a Cesare, ma della salvezza delle anime e di confermare nella fede, elevando e non livellando.

Per proporre una più autentica prospettiva di umanità al mondo, ovvero al regno di Cesare, occorre offrire ciò che solamente una reale partecipazione al mistero del Dio incarnato può essere realmente rivoluzionaria.

In caso contrario, si partecipa alla banalità della guerra politica e ideologica. Molto triste e avvilente.

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