Fratelli tutti (o quasi)

Fratelli tutti (o quasi)

A un mese dalla pubblicazione della lettera enciclica del vegliardo vestito di bianco sulla fratellanza universale, peraltro orrenda espressione, la cronica di queste ore sembra svelarne l’utopia dell’impianto ideologico.

Decapitazioni, attentati, il sangue di nuovi martiri in preghiera, ci dicono che non tutti sono ben disposti ad essere fratelli di tutti.

In effetti, non può essere altrimenti: la fraternità, parola più consona sul piano ontologico, nasce da uno spirito profondamente libero che porta ad incontrare e a condividere l’umanità dell’altro
.
Per riconoscere l’altro come fratello, bisogna anzitutto scoprire di essere figli, ovvero di essere voluti e amati.

Chi è colui che ha meglio vissuto (e accettato sino alle estreme conseguenze) questo essere figlio? Gesù Cristo, non per nulla lo hanno appeso ad una croce.

Si può affermare, con verità, che la perfetta manifestazione antropologica dell’essere figlio si ha interamente in Gesù Cristo e in nessun altro.

Essere figlio

Solo il figlio obbedisce al padre per amore dei fratelli.

L’amore al fratello o al prossimo è umanamente possibile solo attraverso la grazia della partecipazione all’essere figlio di Cristo, ovvero solo tramite un movimento verticale dello spirito.

Il vegliardo vestito di bianco pretende di fare tutti fratelli in forza del fatto che tutti sono figli di Dio, che è vero, emarginando però l’essere figlio per eccellenza, Gesù Cristo.

Utopico.

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