Lettera aperta a Michela Murgia

Lettera aperta a Michela Murgia

Gentile Signora Murgia

Essendo anch’io un grande appassionato di musica lirica, ieri pomeriggio ho seguito la prima della Scala di Milano, avvenuta quest’anno sotto forma di concerto a causa dell’emergenza sanitaria.

Peccato che, ad intervallare la musica, vi siano stati troppi intermezzi letterari, fra cui il Suo monologo, che hanno deturpato la partecipazione.

Vede Signora Murgia, la lirica è una forma di partecipazione emotiva all’umano, a ciò che ogni uomo è nel profondo, che non necessita di grandi spiegazioni per essere accolta.

lettera

In particolare il Suo monologo, oltre ad essere puntualmente secondo i “sacri canoni” della correttezza politica, mi ha destato un cordiale disappunto rispetto alla Sua semplificazione ideologica del personaggio di Tosca.

Lei ha detto che: «(…) Tosca anticipa il #metoo, mostrandoci l’arroganza del Potere che pretende, con la minaccia, di ottenere quello che si può dare solo con il consenso (…)».

È una interpretazione ideologicamente forzata in quanto è l’urgenza di salvare il suo uomo che spinge teoricamente la donna a non pagarne «a prezzo di moneta» il riscatto.

Le faccio notare, inoltre, che, al posto del rapporto sessuale, c’è l’omicidio del carnefice. In riferimento a ciò, mi rifiuto di pensare che Lei voglia legittimare l’assassinio dello stupratore di turno?

Poi però mi soggiunge alla mente che sempre Lei considera l’aborto come fondamentale diritto delle donne e, quindi, tutto può essere. Infatti, se una donna può liberarsi di un figlio indesiderato, cosa è legittimata a fare all’orco cattivo?

Attendendo una Sua risposta, Le invio un cordiale saluto unitamente agli auguri per le feste.

Andrea Ferrari

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