Il vaccino, i disabili e il nazismo dietro l’angolo

Il vaccino, i disabili e il nazismo dietro l’angolo

È sempre bene rammentare uno degli stermini meno raccontati e conosciuti del nazismo: quello delle «vite indegne di essere vissute», ovvero di noi persone disabili.

È vero che, oggi come oggi, grazie a tante battaglie culturali e lotte, noi disabili abbiamo conquistato grandi traguardi. Dal diritto allo studio, al diritto al lavoro, dal diritto a una vita indipendente, al diritto di azione politica e sociale

Per essere onesti con noi stessi e fino in fondo, tuttavia, non si può negare che rimane un “non risolto” fra la società e il cittadino handicappato. L’idea di dover sempre giustificare il tal diritto, ovvero che, al netto dei bei discorsi sull’inclusione e sulla parità, “all’indegno” si concede qualcosa di non totalmente dovuto.

Esiste ancora oggigiorno un insopportabile rimasuglio nazista che non normalizza la fruizione dei diritti da parte dei cittadini con handicap grave. Ad esempio, attraverso l’aborto, si cerca di non fare nascere soggetti down.

Se in tutto questo c’è un fondo di verità (e c’è), sorge inevitabilmente il sospetto che, nella campagna vaccinale contro il Covid-19, delle «vite indegne di essere vissute» possono tornare “utili” come cavie.

Nazismo

Il vaccinarsi è un dovere, è «una scelta etica» sostiene il vegliardo vestito di bianco. Lo sarebbe in presenza di un vaccino prodotto rispettando tutte le procedure. E, come spiegato nel precedente post, più che un dovere, il vaccinarsi sarebbe un diritto.

L’equivoco di fondo è che stanno spacciando dei vaccini che tali non possono essere: ne si ignorano totalmente gli effetti «a lungo termine» per la stessa ammissione delle case farmaceutiche.

Porre una copertura di legittimità etica su questi sieri, che sono del tutto sperimentali, richiama quel primasuglio nazista che è difficile da estirpare.

Come disabile ho il terrore di finire per essere la cavia di pericolose sperimentazioni.

#iodicoNo

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